Pubblico Impiego Croce Rossa Italiana

Ci mancherebbe solo una bella “VOLONTARIOPOLI”

Il CARA di Mineo, la Croce Rossa di Catania e la gestione “volontaristica”

L’organizzazione umanitaria è sinora rimasta al riparo dagli effetti dell’inchiesta sul business dell’accoglienza. La Croce Rossa di Catania è parte integrante dell’appalto illegittimo da 100 milioni con Cascina, Sol Calatino e Pizzarotti. I 140.000 euro al mese per i servizi al CARA, la gestione dei “volontari” retribuiti e una cinquantina di espulsioni di militanti storici accendono l’attenzione

  Fonte: http://www.sudpress.it/il-cara-di-mineo-la-croce-rossa-di-catania-e-la-gestione-volontaristica/                                  ________________________________________________________________

Da tempo qualcosa sta accadendo in Croce Rossa, soprattutto da quando, cosa che non molti sanno, è stata trasformata da ente pubblico ad associazione privata, una sorta di federazione con tanti comitati provinciali autonomi e dotati ciascuno di una propria partita IVA.

Partita IVA CRI di Catania

La Croce Rossa Italiana, anche questo forse non tutti lo sanno, presta la propria opera, in vari settori ed occasioni, in maniera certamente “volontaristica” ma in diversi casi di sicuro anche lautamente indennizzata.

E’ il caso dei servizi sanitari che svolge presso il CARA di Mineo e per i quali percepisce una cifra media di circa 140.000 al mese. Cioè poco meno di 5mila euro al giorno e vicini al milione e 700mila euro annui. Un affare non da poco, non c’è dubbio.

Per arrivarci, la Croce Rossa, prima quella nazionale e poi il Comitato Provinciale di Catania hanno costituito l’ormai famosa Associazione Temporanea d’Impresa che gli ha consentito di vincere (si fa per dire, considerato che sono stati gli unici ammessi) l’arcinota gara d’appalto da 100 milioni aggiudicata con l’1% di ribasso dalla commissione presieduta dal direttore del CARA Giovanni Ferrara e Luca Odevaine (entrambi indagati).

Soci della Croce Rossa di Catania, le supercoop La Cascina (vertici arrestati) e Sol Calatino il cui presidente Paolo Ragusa risulta indagato e che si è appena dimesso.

Fatto il quadro, si segnala che a presiedere il comitato  provinciale di Catania, con particolare attivismo (ed una querela già al suo attivo nei nostri confronti), è il signor Stefano Principato, che è anche molto impegnato politicamente essendo presidente del consiglio comunale di Fiumefreddo di Sicilia di area centrodestra.

La gestione praticamente monocratica dei numerosi servizi svolti dalla Croce Rossa catanese ed in particolare quelli relativi all’accoglienza, con quei 140.000 euro che ogni mese entrano nelle casse dell’organizzazione (il cui bilancio non è pubblicato) attraverso il CARA di Mineo, hanno fatto nascere numerose perplessità, soprattutto nei “vecchi volontari” per i quali questa svolta “imprenditoriale” è apparsa un po’ eccessiva.

Al centro dei dubbi, gli incarichi relativi ai servizi per i quali i “volontari prescelti” dalla dirigenza, in via a quanto pare del tutto discrezionale e comunque non abbastanza trasparente, arrivano a percepire “indennità” di centinaia di euro al giorno.

Con il sistema degli incarichi, è evidente lo straordinario “peso politico” esercitato da chi si è assunto la responsabilità di conferirli.

Il risultato dell’avanzare queste “perplessità” è stato che nell’ultimo periodo il presidente provinciale della Croce Rossa pare abbia proceduto all’espulsione dalla Croce Rosse di circa 50 volontari, alcuni dei quali con diversi decenni di militanza ed impiegati anche in missioni umanitarie all’estero.

A preoccuparsi delle indiscrezioni che circolano a margine dell’inchiesta “Mafia Capitale”, giunta ormai a scandagliare tutti i meandri del business dell’accoglienza, svelando cosa si cela dietro l’aura di “cooperative sociali” e “volontari umanitari”, è addirittura il presidente nazionale della Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca.

In un suo post su Facebook il presidente Rocca, denuncia un qualche presunto complotto ai danni del gruppo dirigente della CRI, riferendosi misteriosamente a “giornalisti usati a Bari come a Roma”, a “piccoli malfattori, aspiranti politici regionali (malamente trombati) e qualche pseudosindacalisti con familiari al seguito che sono stati maestri nel cercare di farci del male”, concludendo con un “non ci sono riusciti e siamo più forti di prima”.

Se ne prende atto, ma questo non pare esattamente un linguaggio “umanitario“, confermato dal commento subito postato in calce a quello di Rocca da tale Elvira Zanchi:“Tranquillo presidente, non sei solo e non lo sarai mai, come in tutte le grandi famiglie ci sono i traditori ma ci sono pure fratelli leali, coraggio e grande stima Francesco.”

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“Fare del male, piccoli malfattori, aspiranti politici, pseudosindacalisti, traditori, fratelli, famiglie”, ci sembra un contesto che si descrive da solo.

Evidentemente il giro di denaro divenuto vorticoso e il delirio di potere nel poter decidere chi lavora e chi no, chi guadagna e quanto, a qualcuno rischia di dare alla testa.

Un esempio eclatante lo si ritrova sempre su Facebook, un post del presidente del comitato catanese Stefano Principato.

E’ del 2 aprile 2015, piena campagna elettorale per le amministrative, ed il presidente della CRI catanese scrive: “Uno dei compiti della croce rossa è quello di ridare dignità alle persone e sicurezza del loro futuro. Questo è l’agire che ispira il nostro comitato e che lo ha portato a trasformare i contratti dei propri dipendenti (alcuni dei quali anche ex richiamati del corpo militare) da tempo determinato a tempo INDETERMINATO...sempre coerenti con noi stessi e con i nostri principi :)”

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Con tanto di foto di dipendenti festanti che sventolano i nuovi contratti. Ovviamente, tutti lieti per loro, ma di fatto l’annuncio trasforma il comitato provinciale della CRI di Catania in un ufficio di collocamento che rischia di alimentare speranze, né più né meno di quello che fanno patronati e segreterie politiche. Per di più proprio in campagna elettorale. Rischioso.

Come non bastasse, qualcosa di strano succede anche a Bronte, dove si voterà di lì a breve ed in cui il sindaco (non rieletto) Pino Firrarello concede, alla scadenza del suo mandato, un locale di proprietà del comune al comitato provinciale della Croce Rossa di Catania con uncontratto di uso gratuito per ben sei anni. Ricordiamo che la Croce Rossa non è più “ente pubblico” da tempo, ma ormai un’associazione privata e che per concedere un bene comunale bisognerebbe quanto meno effettuare un “avviso pubblico” cui avrebbero potuto concorrere tante altre altrettanto benemerite associazioni benefiche.

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La delibera della giunta Firrarello è del 12 marzo 2015 e nello stesso giorno il direttore regionale della Croce Rossa siciliana, con una propria delibera trasferisce il dipendente Francesco Pappalardo (che pare sia residente proprio a Bronte) nella nuova sede che ancora non c’è.

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Al di là delle varie ricostruzioni, quello su cui potrebbe incentrarsi l’attenzione di chi si sta occupando della gestione del CARA di Mineo riguarda l’utilizzo di personale e volontari della CRI presso il centro di accoglienza.

“Volontari”, si badi bene, che arrivano ad essere indennizzati con somme che arrivano a 150 euro per ogni giorno d’impiego. Un bel riconoscimento, per di più derivante praticamente dalla munificenza di chi comanda la baracca.

Sarebbero stati impiegati, con criteri non chiari, volontari di vari comitati territoriali, ciascuno dotato di propria autonoma capacità giuridica e persino di propria partita IVA. Questo fatto, potrebbe anche configurare il ricorso (probabilmente da valutare sotto il profilo della legittimità),  di veri e propri subappalti, considerato che socio ufficiale dell’ATI sarebbe soltanto il comitato provinciale e che sarebbe questo a fatturare mensilmente i 140.000 euro pattuiti.

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TURNI-MESE-MAGGIO-2015-MINEO-2

In pratica, se a partecipare all’ATI è il comitato provinciale di Catania, che fattura con propria partita IVA, avrebbero dovuto essere impiegati volontari e personale dello stesso comitato, e non di altri.

Invece, dai turni pubblicati sul sito della CRI, parrebbe che non è così.

L’idea che pare affermarsi tra gli investigatori che si stanno occupando di Mafia Capitale e d’intorni è che debba svelarsi quanto si possa celare dietro le tante cooperative ed enti di varia natura che con il comodo paravento del volontarismo e della beneficenza riescono a fare enormi affari.

Ci mancherebbe solo una bella “VOLONTARIOPOLI”