DOVE FINISCE L’ETICA, INIZIA (FORSE) LA GIUSTIZIA…

 

        È curioso che in questi giorni, si siano susseguiti degli eventi e delle notizie che contrastano nettamente con uno dei principali cavalli di battaglia di questa invereconda Amministrazione C.R.I.

        Mi riferisco, ovviamente, a quel “Codice Etico” che, voluto fortemente dal Deus ex machina (il Sig. R. per intenderci), rischia di trasformarsi in un micidiale boomerang per colui che, in questi anni, non ha fatto altro che sputare sentenze ed ergersi a fustigatore e moralizzatore.

        Iniziamo con quella lettera (che definire vergognosa è un complimento), dove i colleghi a tempo determinato vengono “invitati” a Via Toscana per sottoscrivere il passaggio dal contratto a tempo determinato a quello indeterminato.

        A prima vista potrebbe sembrare una circostanza lieta e di cui andare fieri; ma si sa la C.R.I., che di umano gli è rimasto ben poco, ha pensato bene di frantumare quel sogno di stabilizzazione, che i colleghi a tempo determinato coltivavano da anni

      Come ci sono riusciti? Semplice, inserendo due righe che avrebbero tagliato le gambe a chiunque e che hanno il sapore (nemmeno tanto vago) di una pressione psicologica tesa a far desistere il malcapitato di turno dal firmare il nuovo contratto, magari convincendolo a rimanere in A.P.S.

        Ecco quello che hanno avuto il coraggio di scrivere: …Si informa, che la Sua posizione di inquadramento, supera la dotazione organica e che, per tale qualifica è stata dichiarata l’eccedenza ex art. 33, comma 4, del D.lgs. 165/2001.

        Con quale modalità è stata dichiarata l’eccedenza? Quando è stata dichiarata e a chi?

        Come al solito c’è qualcuno che ciurla nel manico; tanto per essere chiari e per non essere smentiti, riportiamo fedelmente le previsioni del richiamato ex art. 33, comma 4, del D.lgs. 165/2001:

        4.  Nei casi previsti dal comma 1 del presente articolo il dirigente responsabile deve dare un'informativa preventiva alle rappresentanze unitarie del personale e alle organizzazioni sindacali firmatarie del contratto collettivo nazionale del comparto o area.

        Per completezza, riportiamo anche il comma 1:

        1.  Le pubbliche amministrazioni che hanno situazioni di soprannumero o rilevino comunque eccedenze di personale, in relazione alle esigenze funzionali o alla situazione finanziaria, anche in sede di ricognizione annuale prevista dall'articolo 6, comma 1, terzo e quarto periodo, sono tenute ad osservare le procedure previste dal presente articolo (il 33 del 165/01) dandone immediata comunicazione al Dipartimento della funzione pubblica.

        Non ci risulta, ad oggi, che sia stata formalizzata una informativa preventiva né alle R.S.U. interessate né, tantomeno, alle OO.SS. o che ci sia un qualsivoglia verbale (siglato dalle parti) che dimostri inconfutabilmente assolto questo obbligo.

        A meno che questa Amministrazione non venga a dirci che considera informativa una chiacchierata nei corridoi di Via Toscana o magari al bar sottostante, riteniamo difficile pensare che abbiamo rispettato la norma.

          Tanto è vero, che mentre nella lettera concepita dalla C.R.I. si afferma di aver dichiarato l’eccedenza, nella nota prodotta dalla Funzione Pubblica, dove si convocano le OO.SS. per un incontro che avverrà nella giornata del 21 ottobre p.v., si afferma che la C.R.I. ha rilevato un’eccedenza di n. 119 unità.

        Certamente chi scrive non è membro dell’Accademia della Crusca, ma tra dichiarare e rilevare una eventuale eccedenza, c’è una sostanziale differenza.

        Chi non dice la verità? O chi la nasconde? Non ci resta che attendere pazientemente il 21 ottobre prossimo.

        Questa situazione assurda deriva (lo sappiamo tutti), dal famigerato Decreto 178/12 che proprio in relazione alla questione delle eccedenze pone, nelle sapienti mani del Sig. R., il destino di molti Lavoratori siano essi di ruolo, siano essi ex precari.

        Lo strumento è quello dell’individuazione dei fabbisogni che sono (ahinoi!) a totale discrezione del presidente. 

        Ma letti alcuni articoli e venuti a conoscenza (con le carte e non con le voci di corridoio) di alcune vicissitudini che riguardano proprio il Sig. R., siamo sicuri che sia, in questo momento, la persona più adatta, la più lucida e la più imparziale?

        La ormai nota vicenda (già riportata nell’articolo online a firma di Simona Bossi), riguarda la richiesta di rinvio a giudizio che pende sulla testa del Sig. R. per una presunta diffamazione a mezzo stampa nei confronti di un appartenente al Corpo Militare della C.R.I.

        Ora, come affermato per altre occasioni simili avvenute in C.R.I., noi rimaniamo assolutamente garantisti e attendiamo che la Giustizia faccia il suo corso.

        Certo è che ci troviamo di fronte all’ennesimo paradosso; cosa sarebbe successo se i protagonisti di questa vicenda fossero stati a ruoli invertiti?

        Quasi sicuramente sarebbero stati presi provvedimenti disciplinari (anche in funzione del Codice Etico-bavaglio), ci sarebbe stato un battage pubblicitario sui social per dimostrare l’”infedeltà” di qualcuno e per dare prova del “martirio” di altri.

        Invece, cosa sta succedendo ora? Silenzio assoluto, omertà e nessuna scandalizzata sollevata di scudi.

        Come mai? Il Codice Etico vale solo per la plebe e non per chi l’ha concepito? Possibile mai, che non ci sia un solo Socio che, quantomeno, si ponga alcune domande?

        E i Vertici Militari della C.R.I. (insieme a Co.Ce.R. e Co.Ba.R.), che dicono in difesa di un appartenente al Corpo?

        E Ginevra è a conoscenza di questa vicenda? Siamo curiosi di sapere cosa penserebbe e come si comporta in casi del genere; ma crediamo che la nostra rimanga solo una vana curiosità…

        Tutto questo avviene, mentre in un Servizio gestito dall’ormai privatizzato Comitato Provinciale di Roma, il Centro di Educazione Motoria (al cui vertice si trova l’altro Sig. R., figlio putativo del più famoso senior), arrivano i Carabinieri e gli Ispettori del Lavoro per

 

 

accertare se siano rispettate le norme sul T.U. 81/2008 e sulle condizioni contrattuali degli operatori che lavorano presso questa gloriosa struttura.

        Cosa altro ci dobbiamo aspettare da questa “Nuova C.R.I.”?

        È pur vero che ormai non ci dobbiamo più meravigliare di niente, visto che ci sono presidenti che ci rubano il mestiere improvvisandosi sindacalisti che sobillano le folle (quegli stessi Lavoratori fino a poco tempo prima cacciati senza scrupoli dalla C.R.I.) per ottenere un servizio che, a detta loro, ormai non ci appartiene più (il servizio di Emergenza-Urgenza 118).

        Chissà perché ora ci si danna tanto per mantenere in vita servizi che sono stati causa di attriti e vertenze; forse per la preoccupazione di non poter garantire l’occupazione a tutto quel personale assunto nell’Amministrazione del Provinciale? O forse perché si è compreso che senza il 118 e il C.E.M. il Comitato di Roma va a zampe all’aria?

        È ormai evidente a tutti il fallimento di certe prese di posizione che derivano da assurde concezioni che taluni hanno assunto a seguito dell’avvio della privatizzazione di parte della C.R.I.

        La vicenda legata all’approvazione del Decreto 178/12 si sta sempre più avvitando su se stessa, trascinando con se la vita di migliaia di incolpevoli Lavoratori.

        E in tutto questo caos la Politica cosa fa? Tace, e noi con loro.

        Non possiamo demandare tutto ai Giudici e alla Giustizia; anche se lenta e implacabile (vedere le recenti vicende legate alla passata gestione Scelli), non dobbiamo rimanere inermi in attesa che gli eventi ci travolgano.

        Quei Lavoratori ancora decisi a vender cara la pelle, devono unirsi sotto la/le bandiera/e di chi ha ancora la forza e la volontà di tentare di fermare questo scempio.

        Purtroppo vediamo ancora troppa indifferenza e rassegnazione; crediamo che dal previsto incontro con la Funzione Pubblica non usciranno soluzioni che diraderanno le nebbie che avvolgono il Decreto 178 e il destino dei Lavoratori della C.R.I.

        Per questo abbiamo l’obbligo morale di mettere in piedi ogni utile iniziativa che evidenzi (una volta per tutte), quello che sta accadendo ai Lavoratori pubblici della C.R.I.

        Per quello che ci riguarda, siamo pronti a sostenere ed a utilizzare tutti gli strumenti che le attuali norme ci mettono a disposizione (sciopero generale compreso) per tutelare i livelli occupazionali messi in pericolo dalla C.R.I. e dalla Politica.

        Ci piace concludere con una domanda: cara Croce rossa e caro Sig. R., cosa c’è di Etico e di umano in tutto ciò?

        Attendiamo risposte…

 

 

 

                                                                                           U.S.B. Pubblico Impiego C.R.I.

                                                                                                Massimiliano Gesmini